
Imparare a perdersi (in sicurezza): un’avventura che insegna a crescere
C’è stato un tempo in cui “perdersi” non faceva paura.
Si usciva di casa, si seguiva un sentiero, un odore, una curiosità. Ci si allontanava quel tanto che bastava per sentirsi liberi — e poi, quasi per magia, si ritrovava la strada.
Oggi la parola perdersi spaventa. Eppure, imparare a perdersi (in sicurezza) è una delle esperienze più preziose che possiamo offrire ai bambini. E, spesso, anche a noi stessi.
Perdersi non significa smarrirsi
Perdersi non è mancanza di controllo.
È allenare lo sguardo, l’attenzione, la capacità di osservare ciò che ci circonda. È imparare a riconoscere punti di riferimento, a fidarsi dei propri sensi, a prendersi il tempo di capire dove si è.
In natura questo avviene in modo spontaneo:
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il sole che indica una direzione
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un sentiero che cambia consistenza
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un albero “diverso dagli altri”
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il rumore dell’acqua o del vento
Tutto diventa una mappa.
Un’abilità che si impara, passo dopo passo
Non si tratta di lasciare i bambini da soli, ma di accompagnarli a diventare autonomi.
Piccole esperienze controllate fanno una grande differenza:
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scegliere insieme il percorso
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chiedere “secondo te, da che parte torniamo?”
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fermarsi a osservare prima di decidere
Sono momenti semplici, ma potentissimi. Rafforzano la fiducia, l’orientamento, la calma.
Perché fa bene anche agli adulti
Insegnare ai bambini a orientarsi significa spesso reimparare noi stessi.
Senza GPS, senza fretta, senza una meta precisa.
Camminare senza sapere esattamente dove si arriverà è un atto di libertà che riconnette con l’ambiente — e con il presente.
È anche un modo per ridurre l’ansia da prestazione, il bisogno di controllo continuo, la dipendenza dagli schermi.
Cosa serve davvero per “perdersi” bene
Pochissimo. E spesso lo abbiamo già.
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scarpe comode
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abbigliamento adatto al meteo
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uno zaino leggero
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acqua, uno snack, curiosità
Molti di questi oggetti possono avere una seconda vita: scegliere attrezzatura di seconda mano significa insegnare ai più piccoli che l’avventura non ha bisogno di essere nuova, ma vissuta.
Ritrovare la strada, insieme
Alla fine, ci si ritrova sempre.
Con una storia in più da raccontare, un po’ di fango sulle scarpe e una consapevolezza nuova: orientarsi non è solo sapere dove si è, ma imparare a osservare.
Perdersi, ogni tanto, è il modo migliore per sentirsi davvero a casa.
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